Disassemblabilità delle pavimentazioni: posa a secco ed economia circolare
Cosa significa disassemblabilità nelle pavimentazioni da esterno, cosa prevedono i CAM Edilizia vigenti e come la posa a secco può contribuire agli obiettivi di decostruzione e recupero a fine vita.
La disassemblabilità è un termine tecnico, ma dietro questa parola c'è un cambio di prospettiva concreto nel modo di progettare, costruire, mantenere e, infine, dismettere uno spazio esterno.
La logica tradizionale segue spesso un percorso lineare: si produce, si installa, si demolisce, si smaltisce. La disassemblabilità introduce una prospettiva differente: progettare fin dall'inizio affinché elementi e materiali possano essere rimossi, recuperati e, quando tecnicamente possibile, riutilizzati.
In Ferrari BK, azienda veneta con oltre 50 anni di esperienza nella produzione di pavimentazioni autobloccanti, questo principio trova una naturale applicazione nella posa a secco: i singoli elementi non sono vincolati al sottofondo mediante leganti permanenti e possono essere rimossi singolarmente e, previa verifica del loro stato di conservazione e dell'idoneità al nuovo impiego, essere nuovamente utilizzati.
Una caratteristica tecnica che assume oggi particolare importanza anche alla luce dei Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia, aggiornati con il D.M. 24 novembre 2025.
Cos'è la disassemblabilità e perché se ne parla
La disassemblabilità è la possibilità di separare e rimuovere gli elementi che compongono un sistema costruttivo limitando il ricorso a operazioni distruttive e facilitandone il recupero a fine vita.
Significa pensare a un'opera non soltanto in funzione della sua costruzione e del suo utilizzo, ma anche di ciò che potrà accadere quando sarà necessario modificarla, manutenerla, sostituirla o dismetterla.
Un componente facilmente rimovibile conserva maggiori possibilità di essere riutilizzato oppure avviato in modo selettivo alle successive operazioni di recupero e riciclaggio.
I CAM Edilizia 2025 e il fine vita dell'opera
I CAM Edilizia adottati con D.M. 24 novembre 2025 rafforzano l'attenzione alla durabilità, al riuso, alla decostruzione e al recupero dei materiali a fine vita.
Nel campo dei contratti pubblici cui i CAM si applicano, il criterio 2.3.17 – Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita richiede che il progetto favorisca il riuso degli elementi e dei componenti oppure la loro demolizione selettiva, con l'obiettivo di massimizzare il recupero delle diverse frazioni di prodotti e materiali.
Il criterio si applica alle diverse tipologie di intervento previste dai CAM, con esclusione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Per gli interventi di nuova costruzione e di demolizione e ricostruzione, viene inoltre stabilita una soglia precisa: almeno il 70% peso/peso dei componenti edilizi e degli elementi utilizzati nel progetto, esclusi gli impianti, deve essere direttamente riutilizzabile oppure poter essere sottoposto, a fine vita, a disassemblaggio, smontaggio, decostruzione o demolizione selettiva.
Si tratta di un criterio riferito all'opera nel suo complesso, non al singolo prodotto. In questo contesto, una pavimentazione costituita da elementi modulari posati a secco può contribuire al raggiungimento degli obiettivi previsti dal criterio, perché consente di separare e recuperare i singoli elementi senza dover necessariamente demolire l'intera superficie.
Riciclabile e disassemblabile non sono la stessa cosa
Riutilizzabilità e riciclabilità sono concetti collegati, ma differenti.
Un materiale riciclabile può essere demolito, frantumato e trasformato in materia prima seconda. Un elemento disassemblabile può essere rimosso senza essere necessariamente distrutto, mantenendo aperta anche la possibilità di un suo riutilizzo diretto.
La distinzione è rilevante anche dal punto di vista dell'economia circolare. La gerarchia europea e nazionale di gestione dei rifiuti attribuisce priorità alla prevenzione della produzione del rifiuto e, quando il materiale è diventato rifiuto, alla preparazione per il riutilizzo prima del riciclaggio e delle altre forme di recupero.
Quando un elemento può essere rimosso integro e reimpiegato direttamente come prodotto, senza diventare rifiuto, si mantiene più a lungo il valore incorporato nel materiale e si evita la necessità di sottoporlo a un nuovo processo di trasformazione. Per questo progettare sistemi reversibili e facilmente smontabili rappresenta un elemento centrale nelle strategie di economia circolare applicate all'edilizia, e uno degli strumenti più diretti per la riduzione dei rifiuti da demolizione.
Perché la posa a secco rappresenta un vantaggio
La differenza dipende in buona parte dal sistema costruttivo scelto.
Una pavimentazione realizzata mediante getti monolitici, asfaltata oppure con elementi vincolati al supporto attraverso adesivi o altri legami difficilmente reversibili richiede normalmente operazioni di demolizione per essere rimossa.
Le pavimentazioni in masselli autobloccanti posati a secco funzionano diversamente. Gli elementi possono essere rimossi singolarmente, consentendo di intervenire sulla pavimentazione, accedere agli strati sottostanti, sostituire le parti danneggiate e recuperare gli elementi ancora idonei all'uso.
La posa a secco risulta quindi particolarmente coerente con i principi di durabilità, reversibilità, disassemblaggio e recupero dei materiali promossi dai CAM.
Cosa significa concretamente per le pavimentazioni Ferrari BK
- Posa a secco. I masselli Ferrari BK vengono normalmente posati su un letto di posa in materiale granulare, senza l'impiego di adesivi permanenti che vincolino irreversibilmente il singolo elemento al sottofondo. Questo consente di rimuoverli senza doverli necessariamente demolire.
- Possibilità di riutilizzo. Un elemento rimosso integro può essere recuperato e, dopo la verifica delle sue condizioni e dell'idoneità rispetto alla nuova destinazione d'uso, essere reinstallato. La disassemblabilità mantiene aperta la possibilità del riutilizzo del prodotto prima del suo eventuale avvio a riciclaggio.
- Modularità e sostituibilità. Elementi modulari e formati ripetibili permettono di intervenire su porzioni limitate della pavimentazione. In caso di danneggiamento o di necessità di accesso ai sottoservizi, è possibile rimuovere soltanto gli elementi interessati, senza intervenire sulla superficie nel suo complesso.
- Assenza di legami irreversibili. La posa a secco evita che il singolo massello sia permanentemente incollato al sottofondo, facilitando le operazioni di smontaggio e separazione dei componenti e rendendo il sistema coerente con una progettazione orientata alla decostruzione e al recupero a fine vita.
Come viene documentata la disassemblabilità
Nei progetti soggetti ai CAM, la conformità al criterio 2.3.17 viene valutata dal progettista, che redige il Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita. Per ciascun materiale, componente o sistema devono essere individuate le strategie progettuali e le tecnologie applicabili alla decostruzione, indicando le quote potenzialmente destinate al riutilizzo, al riciclaggio o ad altre operazioni di recupero.
In questo processo assume particolare importanza la documentazione tecnica del fabbricante. I CAM prevedono che il progettista possa fare riferimento alle informazioni sulle tecnologie e sugli scenari di fine vita contenute nelle schede tecniche e nella documentazione fornita dal produttore, per supportare la valutazione della fattibilità tecnica delle operazioni di recupero.
Per una pavimentazione modulare posata a secco, diventano quindi utili documenti che descrivano le modalità di posa e di rimozione degli elementi, la separabilità dei componenti, le possibilità di recupero e riutilizzo e gli eventuali scenari di riciclaggio a fine vita.
La documentazione del produttore supporta il Piano di decostruzione redatto dal progettista, fornendo le informazioni tecniche necessarie per inserirvi correttamente la pavimentazione.
Anche il prodotto conta: il criterio CAM 2.4.3
La disassemblabilità riguarda il modo in cui il prodotto viene inserito nell'opera, ma i CAM stabiliscono anche requisiti ambientali riferiti direttamente ai prodotti da costruzione.
Il criterio 2.4.3 riguarda espressamente i prodotti prefabbricati in calcestruzzo e in calcestruzzo vibrocompresso e prevede che siano fabbricati con un contenuto di materia recuperata, riciclata o di sottoprodotti pari ad almeno il 5% del peso del prodotto.
Per questa categoria, la conformità ai CAM non dipende soltanto dalla possibilità di smontaggio: il contenuto di materia recuperata o riciclata deve essere documentato attraverso i mezzi di prova previsti dalla normativa.
Due aspetti complementari della stessa logica di economia circolare: utilizzare materie provenienti da cicli di recupero nella fase di produzione e progettare l'opera affinché, al termine della sua vita utile, materiali ed elementi possano essere nuovamente recuperati.
Ecco perché le pavimentazioni Ferrari BK sono progettate per durare oltre 50 anni. Quando arriva il momento di cambiarle, sono già pronte a ricominciare.
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